Porte aperte alla speranza

02
Apr

La festa di Fondazione con il rinnovo dei voti e delle promesse

Verso la sera del 5 gennaio arrivò per la prima Orsola Balasso, scriveva madre Giovanna”. Madre Maria Luisa Bertuzzo ha iniziato con queste parole l’appuntamento del 5 gennaio. È il giorno di preparazione alla rinnovazione dei voti, ma anche di memoria grata degli inizi: la sera del 5 gennaio 1907 iniziò infatti l’avventura a Breganze (VI) della fondatrice insieme alle prime sorelle. “Oggi non sappiamo chi è arrivata/o per prima/o”, ha continuato Madre Maria Luisa “ma diciamo che siamo arrivati tutti insieme, suore e laici. Quante sorelle sono arrivate dopo quella Orsola Balasso, quanti amici, quante amiche, quante storie…”, ha proseguito. Il 2025 è un anno speciale per le suore orsoline del Sacro Cuore di Maria che celebrano un giubileo nel grande Giubileo ordinario della Chiesa universale: il 75esimo dall’approvazione pontificia, un desiderio sostenuto con grande forza dalle prime sorelle. “Gli anni santi erano pensati per ristabilire i rapporti di giustizia e armonia con Dio, tra le persone e la creazione. Potremmo considerare questo come un anno per ‘darsi una regolata’, cioè per rientrare dentro qualche misura, dentro qualche confine, dentro qualche argine… Abbiamo bisogno di dirci le cose importanti per vivere le intuizioni e le conversioni che l’anno santo ci ispirerà. Per passare dall’io al noi, secondo le indicazioni dell’ultimo Capitolo Generale”, ha spiegato Madre Maria Luisa.

La proposta di riflessione è stata curata da Donatella Mottin per la parte biblica e da sr Annamaria Confente per la storia di famiglia. Donatella, amica di lunga data delle Orsoline SCM e appassionata delle Sacre Scritture, ha definito la speranza “un tema complesso che ci fa ritrovare spiazzati nella nostra vita individuale come anche ad altri livelli. L’enciclopedia Treccani definisce la speranza un “tendere verso una meta”. C’è un intreccio con i nostri desideri. Come credenti viviamo anche la richiesta di accogliere qualcosa di diverso, al di là del risultato… desiderio del resto deriva da stelle”, ha proseguito Mottin. Dopo aver contemplato le stelle e aver forse aspirato a grandi ideali, potrebbe accadere di rimanere delusi, ovvero di andare a sbattere contro le speranze che non si sono realizzate. “Gesù ci parla invece di una speranza che non delude, perciò una speranza non può venire bloccata. Dobbiamo riuscire a cogliere nella speranza quell’aspetto che continua ad avere un senso anche quando non va a finire tanto bene. Speranza non è l’ottimismo. Non è la stessa cosa. Non è la convinzione che tutto andrà a finire bene, ma è la certezza che quella cosa ha un senso indipendentemente da come andrà a finire. Intreccio con l’attesa, con il tempo, con il senso. Che spesso e volentieri non sono i nostri”, ha sottolineato ancora la relatrice. “Possiamo cercare di riconoscere che le cose che accadono hanno un loro senso. È un esercizio difficilissimo, perché si è più portati a livello immediato a dire che una determinata cosa non ha un senso, mentre il cammino di chi pellegrina/ricerca è un cammino che chiede di riconoscere che c’è un senso anche se non lo si coglie immediatamente. Il senso delle cose non ci è svelato subito, ma l’atteggiamento suggerito è quello di Maria che meditava nel suo cuore. Anche la speranza di Maria è un cammino di pellegrina. È la speranza come convinzione della presenza di Qualcuno che ce la rivelerà”, ha aggiunto Mottin. L’icona di speranza concreta proposta è Miriam, sorella di Mosè, in particolare nell’età di mezzo, della quale si sa poco. Sorella di un bambino destinato alla morte che con speranza lei ha salvato. Quando Dio chiama Mosè a liberare il suo popolo, Miriam lo guida insieme al fratello ritrovato. Donna vivace, che canta e suona il tamburello incurante dell’età… sì, perché erano passati più di 80 anni da quando Miriam aveva salvato suo fratello. Ottant’anni di silenzio e speranza per Miriam. Anche lei, come tutti quelli usciti dall’Egitto, non entra nella Terra Promessa, ma riesce a mantenere viva la memoria e la speranza in Dio. Un invito anche per l’oggi. Sr. Annamaria Confente ha quindi ripercorso la storia della congregazione. “Le sorelle che ci hanno precedute hanno speso tutto, ma proprio tutto per dare corpo ad un grande ideale. Conosciamo il duro contesto dove hanno operato e le tante opposizioni di cui sono state testimoni. Per desiderare bisogna saper guardare in alto, come i magi. Si differenzia dal bisogno, connotato dall’impazienza, mentre il desiderio consente l’attesa della risposta. Per le prime sorelle era chiaro il desiderio di voler essere riconosciute dalla Chiesa. Commuove il coraggio disarmato e disarmante con cui fanno continuamente richiesta per l’approvazione. Hanno saputo attendere e la loro determinazione non si è mai incrinata”, ha detto sr Annamaria.

Scriveva madre Giovanna Meneghini: “Il 5 novembre 1908 per grazia del Signore è venuto fra noi il nostro R.mo Vescovo Mons. Antonio Feruglio per amministrare la Santa Cresima. Il giorno 7 mi sono prostrata ai suoi piedi per domandarle la s. benedizione. (…) Nel breve conferire Monsignore si rallegrò dell’opera incominciata, dopo d’avermi esortata a confidare tanto. Dopo d’avergli raccontato in breve la storia della fondazione mi disse, andate avanti pure o figlia con coraggio, ma ricordatevi che in questo dovrete patire e lottare assai. A tali parole domandai se permetteva di accettarne di nuove e aumentare così di numero la famiglia Verginale ed Egli novellamente mi rispose di sì”.

Il 25 marzo 1950 è arrivata la tanto sospirata approvazione pontificia, un dono grande.

Il pomeriggio è proseguito poi con la preghiera del vespro. Durante la preghiera in casa madre per la prima volta tutti i laici del gruppo Kar.in italiano hanno rinnovato le promesse, compresa Giosy Rustico di Monterotondo. Sr Ianessa ha rinnovato i voti temporanei a Breganze mentre sr Maria Julia a Volta Redonda (Brasile) e sr Veronica in Mozambico.

sr Naike Monique Borgo