I vespri solenni nell’anniversario della nascita al cielo di madre Giovanna
Quando si pensa alla “solennità”, di solito si affacciano alla mente preghiere ben costruite, con preti in abiti liturgici raffinati, uno stile assembleare composto e ordinato: e accanto a questi pensieri, la sensazione di una certa asettica lontananza. Nei vespri solenni del 2 marzo 2025 in Casa madre a Breganze, niente di tutto questo: nel ricordo della nascita al cielo di madre Giovanna in questo anno giubilare, la solennità della preghiera ha avuto un altro accento. Un’assemblea variegata e numerosa, attenta e partecipe si è coinvolta con affetto nella preghiera, nel canto, nei gesti semplici e concreti di un’orazione che dona significatività alla vita. È stata questa la cifra dei vespri solenni: comprenderne, sentirne l’espressività dei pensieri e dei sentimenti per l’esistenza di oggi. Il ricordo di quel 2 marzo 1918 in cui madre Giovanna ha raggiunto Dio, suo “unico Maestro e Signore”, in una casa dove erano accampati i soldati che tornavano dal fronte della prima guerra mondiale feriti o malati, e venivano curati in alcuni degli spazi della comunità orsolina nata da alcuni anni, ha portato la preghiera a farsi voce per la pace e la concordia tra i popoli oggi, in questo tempo in cui la terza guerra mondiale a pezzi travaglia i giorni, immersi in diatribe e scontri verbali geopolitici che valicano l’immaginabile. Sono risuonate le parole del Salmo 111, per il quale il giusto “sarà sempre ricordato. Non temerà annunzio di sventura, saldo è il suo cuore, confida nel Signore”, e la fiducia di Giovanna che con coraggio e speranza ha invitato ad abbracciare il mondo: “Preghi tanto perché la nostra compagnia abbia a progredire ed accrescere più nella virtù che nel numero, e così poter essere nel mondo vere apostole di carità, adoperandoci pel bene delle anime che tanto il mondo ha bisogno” (Lett. 1). L’assemblea, guidata dalla riflessione di sr. Maria Luisa, dalle parole di madre Giovanna, dalle armonie di musiche e canti, ha pregato con serenità ed empatia per tutto ciò di cui il mondo ha bisogno, esprimendo nella scrittura di brevi pensieri nomi di persona, situazioni di vita familiare, comunitaria e internazionale che stanno a cuore a tutte, a tutti. Alcune preghiere sono state lette per l’assemblea, altre sono rimaste sulla carta, poste nella cappella della fondatrice, e verranno espresse anche nei giorni a seguire dalla preghiera costante che in Casa madre è la cifra dell’incontro con Dio, la preghiera di intercessione e di invocazione sul mondo.
L’albero che era madre Giovanna “ha i frutti maturi”, disse don Giorgio Parata, il cappellano militare che assistette alla sua morte: un albero che continua a dare frutti buoni per una vita evangelica buona attraverso il servizio di persone (laiche, laici e suore) che ispirandosi alla spiritualità di Giovanna continuano a innervare di bene le vite delle persone e del mondo.
sr Federica Cacciavillani