
Arrivando nella comunità di Locara, facilmente e a qualunque ora, ci si può imbattere in sr. Luigina Dalla Grana che prepara succulenti pranzetti e dolci, ma di pari passo continua a inventare nuovi modi per sostenere le realtà che le stanno a cuore: per molti anni è stata soprattutto la scuola materna parrocchiale, ma da circa un anno, sr Luigina è coinvolta nel locale gruppo ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) e allora le iniziative si moltiplicano per stare vicina alle donne operate al seno. “Sono stata operata al seno nel 2009 dopo aver avuto i referti degli esami che diagnosticavano un tumore maligno” racconta sr. Luigina senza timore. “Mi sono sentita crollare il mondo addosso, a stento sono tornata a casa quel giorno! Pensieri di morte mi attraversavano la mente e mi sentivo profondamente sola a dover combattere contro questo male: come potevo a soli 61 anni lasciare tutte le persone che ho servito e amato? i bambini della scuola dell’infanzia, del catechismo, le tante famiglie che mi sono diventate care, gli ammalati che visitavo per portare loro Gesù Eucarestia e la Sua consolazione?!”.
Condividiamo anche l’articolo che il settimanale diocesano La voce dei Berici ha riservato all’ANDOS intervistando la dott.ssa Maria Stella Laveneziana
«La vita sta cambiando, non sta finendo». Sono queste le parole che la dottoressa Maria Stella Laveneziana ripete alle tante donne a cui restituisce una diagnosi di carcinoma mammario, ma anche alle tante donne che si rivolgono all’associazione che guida dal 2020. Medico radiologo mammografista, Laveneziana è presidente del comitato di Verona dell’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno. «Quando dico a una donna che ha un tumore al seno la prima reazione è il “vuoto”. Mi chiedono se sopravviveranno, se il carcinoma si è esteso anche in altre parti del corpo e cosa le aspetta da quel momento in poi – racconta la dottoressa – Molte donne si preoccupano per la loro famiglia, soprattutto per i figli piccoli». Negli ultimi anni, infatti, l’età media dell’insorgenza di questa patologia si è abbassata notevolmente.
«Ho iniziato a fare questo lavoro nel 1987 e ho potuto assistere all’aumento di donne sempre più giovani colpite dalla malattia. Ora 1 donna su 40 rischia di ammalarsi sotto i 49 anni – continua Laveneziana -. Il tumore al seno non implica conseguenze sulle donne solo dal punto di vista fisico, ma anche psicologico e sociale.
È fondamentale far in modo che chi viene colpita dalla malattia non sia sola, abbia qualcuno accanto che sappia come aiutarla e su cui può contare». Ed è questa la mission di Andos che con le sue volontarie è accanto alle donne fin dal momento della diagnosi. «Siamo presenti negli ospedali, forniamo il supporto psicologico necessario per affrontare un momento così delicato della propria vita, abbiamo uno sportello legale per la gestione delle pratiche amministrative, un centralino operativo 24 ore su 24. Sosteniamo le donne in tutto ciò che riguarda il cambiamento del corpo dopo l’operazione e una volta intrapresa la chemioterapia, dalla parrucca ai protocolli di estetica oncologica. E, poi, ovviamente siamo impegnate in attività di sensibilizzazione per promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce – spiega la dottoressa -. Ciò che per noi è essenziale è evitare che le donne si isolino tra paure e incertezze. Il tumore al seno è una malattia da cui si può guarire se diagnosticata in tempo. Esiste un “dopo” la diagnosi ed è lì che noi ci siamo». Ad oggi le prospettive di guarigione sono ottimali soprattutto se si considerano i dati del Veneto, dove la sopravvivenza a 5 anni è pari quasi al 90%, la più alta d’Italia. «Il lavoro dei colleghi riuniti nelle Breast Unit (ndr, tutto l’insieme delle unità operative e dei servizi che concorrono alla diagnosi e al trattamento della patologia oncologica mammaria) è prezioso e i risultati ottenuti se si guardano i dati relativi alla guarigione sono evidenti – sottolinea Laveneziana – Medici, personale infermieristico e volontarie, poi, sono meravigliosi. Fanno il possibile per sostenere le donne in tutto e per tutto».
La presenza delle volontarie di Andos – a cui è riservata una formazione periodica – è parte integrante del percorso riabilitativo. Non meno importante è che nella maggior parte dei casi si tratta di volontarie che hanno vissuto in prima persona la malattia e che, quindi, hanno la giusta sensibilità per capire e far capire cosa bisogna fare per superarla. Anche la dottoressa Laveneziana ha questa sensibilità: anche lei, infatti, è stata operata a una neoplasia alla mammella.
«La mia esperienza è senza dubbio diversa da quella di altre donne. Io sapevo fin da subito a cosa andavo incontro, quali erano le varie tappe da affrontare perché quelle stesse tappe fanno parte del mio lavoro. Ero consapevole – racconta -. La mia esperienza diretta, però, ora mi permette di trasmettere più forza alle donne che incontro. Loro sentono questa forza, si sentono comprese davvero. È una forza che è anche tranquillità. Ciò che le aspetta sarà duro da affrontare, ma non impossibile ». Un tumore al seno può trasformare la nostra quotidianità, ma non può privarci di chi siamo. Dal tumore al seno si può guarire e a salvarci la vita sono la prevenzione e la diagnosi precoce.