Eppur si muove

02
Apr

Appunti dal seminario di studio dedicato al tema “Potere e giustizia in una Chiesa di uomini e donne”

Sabato 1 febbraio il Centro Culturale San Paolo di Vicenza si è riempito di persone interessate ad approfondire alcune tematiche, legate al nostro modo di essere Chiesa, che non smettono di interpellarci.

L’occasione di approfondimento e confronto è stata offerta dal seminario di studio Eppur si muove. Potere e giustizia in una Chiesa di uomini e donne, organizzato da Presenza Donna in collaborazione con Diocesi di Vicenza, Centro Culturale e Libreria San Paolo e realizzato anche grazie al contributo del progetto 8×1000 della Chiesa cattolica.

Sono intervenuti la teologa Donata Horak e il teologo don Luca Castiglioni, entrambi membri del CTI, moderati da don Dario Vivian, che con competenza e passione hanno condotto i partecipanti nell’approfondimento relativo alla presenza e al ruolo delle donne nella Chiesa.

Si tratta infatti, anche per Presenza Donna, di mantenere aperto un laboratorio di riflessione e dibattito su questa tematica e sulle pratiche ad essa connesse. Il seminario nasce come momento all’interno di un percorso di studio intrapreso da socie e soci di Presenza Donna a partire da alcune recenti pubblicazioni, che vedono anche Horak e Castiglioni fra gli autori insieme a una nutrita rappresentanza del Coordinamento Teologhe Italiane. Si tratta dei libri Smaschilizzare la Chiesa, Donne e ministeri nella Chiesa sinodale, Donne e uomini: questione di culture e Il potere e la vita (tutti edizioni Paoline), che raccolgono gli interventi offerti da teologhe e teologi in quattro incontri del Consiglio dei cardinali dedicati, per volere di papa Francesco, al ruolo delle donne nella Chiesa.

Fin dal titolo, mutuato dalla celebre espressione di Galileo Galilei “Eppur si muove”, il seminario ha attivato una riflessione che se da un lato ha segnalato tutte le resistenze, i blocchi e la lentezza della Chiesa in rapporto al pieno riconoscimento della presenza e del ruolo delle donne, dall’altro ha sottolineato le dinamicità presenti anche nell’istituzione; segnali positivi che non devono illuderci ma spronarci, tutte e tutti, ad essere un nucleo interpellante, magari poco visibile nell’insieme eppure instancabile nel mantenere viva e dinamica la riflessione teologica ed ecclesiale.

Nel suo intervento, don Luca Castiglioni ha offerto una sorta di “panoramica diagnostica” sulla questione, approfondendo alcuni nodi decisivi che hanno la forma della separazione: in rapporto al potere sacro la separazione fra laici e clero, e (preso atto che questi ministri sacri separati sono solo uomini), la separazione fra maschile e femminile. Tuttavia, la realtà fondamentale e fondativa che ci accomuna tutte e tutti è l’uguaglianza battesimale: essa va recuperata fino in fondo in un’alleanza che non vede più queste distinzioni come opposizioni, ma come differenze che nella reciprocità costruiscono un cammino comune.

La problematica sta all’intersezione di clericalismo e sessismo, che introducono e portano avanti un regime di separazione nel corpo di Cristo che invece è già uno e unico, composto di membra che hanno in esso uguale dignità.

Il presbitero milanese ha fatto sintesi attraverso un’immagine simbolica che allude al fiume: l’uguaglianza battesimale fra tutti i fedeli (laici e presbiteri, donne e uomini) ha a monte l’unità cristica, dalla quale discende; procede verso la fraternità che la raccoglie a valle; e la strada che questo fiume percorre è quella della sinodalità. Concretamente, ha concluso don Luca Castiglioni rifacendosi all’incontro fra Gesù e la Samaritana, tra uomini e donne questa sinodalità è nella forma di un’alleanza per cui ci si dichiara il reciproco bisogno e ci si chiede amicalmente l’aiuto.

L’intervento della teologa e canonista Donata Horak ha aiutato poi i presenti a mettere a fuoco ciò che il diritto canonico esprime relativamente a questi temi. Un approfondimento quanto mai utile, sia per capire alcune contraddizioni insite nel codice di diritto canonico (che pure non è l’unica fonte dell’ordinamento ecclesiale e va letto e considerato in un sistema più ampio) relativamente all’esercizio dei poteri, sia per comprendere come nel codice (datato 1983) si siano scontrate due ecclesiologie che hanno poi continuato a convivere nella Chiesa. Da una parte il modello di Chiesa come società perfetta di ineguali, fondata sulla separazione gerarchica; dall’altra il modello introdotto dal Vaticano II della Chiesa popolo di Dio, dove ciascuno e ciascuna è re, profeta e sacerdote, e partecipa dei tria munera in forza del battesimo.

Tra le tante sollecitazioni offerte, la professoressa Horak si è soffermata sulle nomine di donne (consacrate e laiche) in ruoli di leadership dentro a uffici e dicasteri vaticani, analizzando il quadro delle reazioni e riscontrando come anche tali nomine siano importanti, simbolicamente e non solo: offrono rappresentanza e rispecchiamento (per esempio alle tante giovani donne in fuga dall’ambito ecclesiale); permettono agli uomini di scoprirsi parziali; denotano l’assunzione di un modello dinamico di una Chiesa tutta ministeriale e in riforma; ci aiutano e non pensare più al ministero come riserva escludente, e a comprendere che non esistono ministeri e ruoli “femminili” o “maschili”, ma persone che rispondono alla loro vocazione.

Al tempo stesso, va detto che tali nomine rendono ancora più evidente la struttura patriarcale nella liturgia, nella predicazione, nelle accademie, nel sistema di nomina e assunzione…

I partecipanti al seminario si sono poi riuniti in gruppi di confronto, e le domande emerse hanno offerto a Horak e Castiglioni la possibilità di ampliare ancora l’approfondimento.

L’auspicio è che questo seminario sia stato soltanto il primo passo di un percorso generativo di studio e condivisione. Eppur si muove, dopotutto.

a cura del Centro Presenza Donna