Dante pellegrino

02
Apr

Qual è colui che forse di Croazia

viene a veder la Veronica nostra,

che per antica fame non sen sazia,

ma dice nel pensier, fin che si mostra:

Signor mio, Gesù Cristo, Dio verace, or fu sì fatta la sembianza vostra?

Tal ero io…”

(Come colui che viene forse dalla Croazia per vedere la nostra Veronica e non è mai stanco di contemplarla, tanto era forte il suo desiderio, e finché l’ha davanti pensa: “O mio Signore Gesù Cristo, vero Dio, davvero è questo il vostro volto?” Così ero io…)

 

Anche Dante – come il pellegrino che dopo un lungo cammino iniziato in Croazia, può fermarsi, commosso e quasi incredulo davanti al telo della Veronica dove è impresso il volto di Gesù – è ormai giunto alla fine del suo cammino iniziato nel buio morale ed esistenziale della selva oscura. Un viaggio faticoso nel corpo e nello spirito, iniziato in un momento cruciale della sua vita, il venerdì santo del 1300, l’anno del primo grande Giubileo della storia, voluto da papa Bonifacio VIII. Forse proprio recandosi fisicamente a Roma per ottenere il gran perdono, nella mente del poeta si affaccia l’idea di compiere un altro, più complesso, impossibile pellegrinaggio: quello verso la Gerusalemme celeste, per giungere, lui, con il peso del suo corpo, a contemplare non il volto sanguinante di Cristo impresso sul bianco lenzuolo della Veronica, ma il volto splendente di Cristo nella gloria della Trinità: “Parvermi tre giri di tre colori e d’una contenenza” (mi apparvero tre cerchi di tre colori e di un’unica dimensione). Davvero solo un poeta ardito e divino ha potuto da solo giungere fino a qui! Ma siamo certi che Dante abbia davvero compiuto il cammino fino a Roma? Ne abbiamo una prova realistica e gustosa, proprio nella Divina Commedia, con una descrizione che ci cala nel vivo del traffico umano che ha invaso Roma anche allora, nel 1300! Le fonti fanno ipotizzare che siano stati più di un milione i pellegrini giunti da tutta Europa a venerare le tombe dei santi Pietro e Paolo, una cifra impressionante per una città di non più di 30.000 abitanti, con strade strette e sconnesse e alloggi carenti.

“Come i Roman per l’essercito molto,/ l’anno del giubileo, su per lo ponte/ hanno a passar la gente modo colto/ che da un lato tutti hanno la fronte/ verso il castello e vanno a San Pietro/ da l’altra sponda vanno verso il mondo”. Eh sì, il primo senso unico per regolare il traffico dei pellegrini in transito per Ponte S. Angelo, così che non si mescolino, creando una calca pericolosa, quelli che, passando per Castel S. Angelo si dirigono verso S. Pietro e quelli che, ultimata la visita, ritornano verso Monte Mario. Un giubileo terrestre, questo di Dante, in attesa di un percorso verso la luce che lo condurrà al cospetto dell’Amor che muove il sole e l’altre stelle.

Chiara Magaraggia